Curare con la guerra:

analogie tra medicina allopatica e pace armata

Dall’antibiotico al drone, dallo farmaco al missile: come l’ideologia dell’intervento aggressivo plasma sia la salute del corpo che quella dei popoli, alimentando dipendenze, illusioni di controllo e profitti industriali.

Un’analisi comparativa tra medicina allopatica e politica della pace condotta tramite invio di armi o interventi militari mette in luce sorprendenti analogie, sia sul piano concettuale che su quello pratico, economico e simbolico.


1. La logica dell’intervento aggressivo per “curare”

Medicina allopatica. & C. 
La medicina convenzionale interviene spesso in modo diretto e aggressivo per “sopprimere” i sintomi di una malattia, senza sempre affrontare le cause profonde. Antibiotici, chemioterapici, chirurgia: sono armi contro un “nemico interno”.

Politica della pace tramite armi:
Analogamente, si giustifica l’uso della forza militare per “ristabilire la pace”, agendo contro un “nemico esterno”. Le armi diventano lo strumento per curare un conflitto, anche a costo di peggiorarlo nel breve termine.

Analogia comportamentale:
In entrambi i casi si utilizza un approccio bellico, sintomatico, spesso emergenziale, che dà risposte rapide e potenti, ma non sempre sostenibili.
Entrambi i modelli si fondano sull’eliminazione dell’avversario (patogeno o nemico) anziché sul riequilibrio o sulla mediazione.


2. Il farmaco e l’arma come “strumenti salvifici”

  • Farmaco: usato come soluzione rapida, mirata, spesso imposta come unica via.
  • Arma “di pace”: usata come strumento risolutivo per conflitti, giustificata con retoriche umanitarie.

In entrambi i casi si crea un’illusione di controllo e risoluzione, ma si finisce per innescare catene di reazioni (effetti collaterali, escalation, dipendenza da supporti esterni).


3. Le aziende produttrici: biotecnologie e industria bellica

Numerose multinazionali producono sia farmaci che armamenti, o si trovano nello stesso ecosistema finanziario e geopolitico:

  • Bayer, dopo l’acquisizione di Monsanto, opera nell’agrochimica e nella farmaceutica.
  • General Electric ha operato sia in ambito medico (strumentazioni) che militare.
  • Aziende come Raytheon, Lockheed Martin o Pfizer ricevono finanziamenti pubblici e fanno lobby per promuovere l’uso delle proprie “terapie”.

Analogia industriale:
Entrambe le industrie prosperano in condizioni di emergenza e dipendenza: la malattia cronica o la guerra a lungo termine sono economicamente più redditizie della salute o della pace stabili.


4. Chimica e meccanica al servizio della “cura”

  • Medicina: strumenti chirurgici, protesi, apparecchiature diagnostiche, sostanze chimiche.
  • Guerra: droni, cannoni, munizioni intelligenti, gas lacrimogeni (spesso derivati da tecnologie chimiche simili a quelle farmaceutiche).

Le tecnologie si sovrappongono: ricerca, materiali, nanotecnologie, intelligenza artificiale, logistica. Le stesse scoperte possono servire per prolungare la vita o accelerarne la fine, a seconda del contesto.


5. I danni collaterali e le dipendenze

  • In medicina allopatica: effetti avversi, resistenza farmacologica, assuefazione.
  • In geopolitica: migrazioni, distruzioni, radicalizzazioni, ritorni di fiamma del conflitto.

In entrambi i sistemi, i “pazienti” (popoli o corpi) diventano dipendenti da un sistema di soluzioni esterne, perdendo autonomia e capacità rigenerativa.


6. Narrativa e consenso

  • Si costruisce una narrazione ufficiale: “la scienza lo dice”, “la pace va difesa”, “non c’era altra scelta”.
  • Si marginalizzano approcci alternativi (medicina naturale, diplomazia, nonviolenza) accusandoli di inefficacia, utopia o pericolosità.

Conclusione: due facce della stessa ideologia

L’approccio allopatico e quello della pace armata condividono una visione meccanicistica e frammentata del vivente e del sociale: agire sull’elemento disturbante per ristabilire un ordine predefinito.

In entrambi i casi, la vera guarigione o pacificazione richiederebbe ascolto, riequilibrio, trasformazione profonda – ma questo processo è spesso scoraggiato, perché lento, scomodo e poco monetizzabile.

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